Lo spirito dorato. San Francisco e il parco Crissy Field degli Hargreaves Associates
Enrica Dall'Ara*

 

La maglia ortogonale delle strade di San Francisco (California) si sovrappone all’orografia assecondandone le altimetrie. Quando fu pianificata, in un qualche modo la razionalità e l’idealizzazione del pattern geometrico non sono state imposte alla fisicità naturale del territorio con l’affermazione di dominio che si associa genericamente alle azioni di conquista del West. La maglia ortogonale di fondazione sembra anzi contenere una reversibilità - senza prospettarla, perché la città si rende di fatto irrinunciabile – apparendo allo sguardo non storicizzato uno strato di sola finitura e privo della hybris di un’alterazione strutturale.

Figura 1 San Francisco: viste.

Dentro questa maglia l’urbanizzazione cresce accattivante. I due livelli autonomi, reticolo delle strade e orografia, si sovrappongono generando combinazioni casuali di viste, creativamente, in misura delle possibilità di itinerari che si offrono ad ogni intersezione. L’effetto stregante consiste nella successione di prospettive dal basso, fra i quartieri interni, e di affacci dall’alto verso il mare e i land marks della città, visioni improntate dalla luce mutevole che è data dai diversi orientamenti dei lati della penisola. Il Golden Gate Bridge, il complesso di grattacieli del Financial District , la sagoma costiera dei moli di Fisherman’s Wharf, ci sono, scompaiono dal quadro, ritornano. Materializzano i valori urbani in dialettica con l’ambiente naturale costiero, orgogliosamente e docilmente: sta in questo, forse, l’idea che San Francisco offre di una sua probabile (astuta) innocenza.
Scatola più piccola dentro la più grande, il parco nazionale Golden Gate National Recreational Area (GGNRA), creato nel 1972, tenta una forma similare di equilibrio fra soddisfacimento delle esigenze della città e rispetto degli scenari naturali, ponendosi il duplice obiettivo di tutelare il patrimonio storico e le aree naturali della baia e di costituire contemporaneamente un esteso parco pubblico urbano, propaggine all’aperto dei servizi cittadini che avanzano fino al fronte d’acqua. La GGNRA gestisce più di 75.000 acri di territorio, che si sviluppano, con fulcro nella costa urbana, a Nord e a Sud della baia Golden Gate e lungo i territori costieri e i promontori che si affacciano sull’Oceano Pacifico.
Muovendo da Est verso Ovest, percorrendo l’area costiera della città da The Embarcadero, il paesaggio coriaceo dei quarantacinque moli – Piers – che tagliano l’acqua argentei di asfalti e cementi e dei mille specchi della città che arriva senza mediazione fin lì, cede la vista prima a Fhisherman’s Wharf, poi alla testa della GGNRA, ovvero al Maritime National Historical Park e a Fort Mason, avvolte dai prati, rispetto ai quali la città resta indietro e la strade si interrompono per l’inizio della Golden Gate Promenade, vietata al traffico veicolare. Fisherman’s Warf brulica turisticamente di tutto quanto è pittoresco per una località di mare e stringe la dimensione della sezione stradale su cui si affacciano ristoranti e negozi, occultando di frequente il mare. Su cui successivamente il Maritime National Historical Park e Fort Mason spalancano la vista.

Figura 2 Mappa delle aree gestite dalla Golden Gate National Recreational Area (in verde scuro).

Quindi inizia la GGNRA con il Maritime Museum, la sede del GGNRA e l’Ostello della Gioventù sulla collina di Fort Mason, le sedi delle molteplici associazioni cittadine nelle ex-strutture militari portuali. La natura da qui acquista sempre maggior terreno: fra il Marina Blvd e l’acqua si frappone un prato largo; poi sono la vasta area verde, debolmente urbanizzata, del Presidio, poi Lands End sull’Oceano Pacifico, poi Ocean Beach con spiagge ampissime a Sud e i parchi naturali immediatamente a Nord della baia Golden Gate, attrezzati per visite, escursioni, campeggio, raggiungibili in bicicletta dalla città.
E’ lo spirito dorato – golden – della baia che sbatte di costa in costa, selvaggio, metropolitano, ludico e ammiccante; ha affezionato gli abitanti di San Francisco che sembrano sapere conservarlo e ricrearlo nelle loro azioni di intervento sul territorio.
All’interno della GGNRA, la riqualificazione dell’area dismessa dell’aviazione militare sulla costa Nord della città chiamata Crissy Field, su progetto degli Hargreaves Associates , a sua volta crea lo spazio caratterizzandolo con una struttura duale: Crissy Field si pone come risposta chiara a necessità ambientali e come espressione di volontà estetiche ben misurate. La riqualificazione di Crissy Field dà ulteriore conferma che lo spirito della città conserva intatto il suo genoma per focalizzazioni di progressivo dettaglio.
Il parco si allunga dai piedi del Golden Gate Bridge verso est e costituisce il waterfront del Presidio, area a presidio militare di San Francisco dall’epoca della sua fondazione (1776) fino al dopo seconda guerra mondiale. Nel 1962 l’intera area del Presidio, compresa Crissy Field, viene dichiarata landmark nazionale.

Figura 3 San Francisco: lungomare del quartiere Marina, ad Est di Crissy Field, su Marina Blvd.

Crissy Field è sempre stato un vasto spazio vuoto logistico: spazio libero a disposizione per l’espansione temporanea della città avvenuta in occasione della fiera internazionale Panama-Pacific International Exposition del 1915 (per l’istallazione della quale furono bonificate vaste aree paludose che caratterizzavano l’area); successivamente spazio libero di base e manovra per le azioni dell’aviazione militare. La dismissione dell’attività ha lasciato tutto in stato di abbandono: precedentemente agli interventi di riqualificazione c’era un luogo di hangar in disuso, distese di asfalto e di rifiuti abbandonati. Il progetto di riqualificazione è stato sviluppato e promosso dal National Park Service con la collaborazione dell’organizzazione no-profit the Golden Gate National Park Association ed ha alla sua base il Presidio General Management Plan Amendament, piano adottato nel 1994 che comprende specifici indirizzi per la riqualificazione di Crissy Field.

Figura 4 Crissy Field (San Francisco, California - U.S.A.).

Però chi non è stato nell’area prima che attuassero gli interventi difficilmente si accorge della pianificazione e non sospetta il progetto.
C’è uno strada lungomare che fiancheggia il quartiere Marina, la Marina Blvd, distanziata dall’acqua da un prato molto ampio, oltre la quale gremiscono le imbarcazioni private. Ad ovest parte un percorso che fiancheggia la spiaggia. E’ l’inizio di Crissy Field. Si vede gente che corre, che si siede o porta a spasso il cane, e serfisti, una divaricazione liberatoria dello spazio, mentre la città resta indietro di pochi passi e sembra che non sia ancora finita mentre è già finita. Alla sinistra si apre un altro prato con pini adulti, ci sono camper parcheggiati lungo vie che avanzano nel prato verso il mare, ma si arrestano prima del percorso pedonale. Di fronte è il Golden Gate Bridge che è indubbio sia il genius loci, anche se inventato, perché riassume la città, la concentra sulla baia, la baia per il resto appare naturalmente intatta, di terra -orografica- vegetazione, acqua e luce di confine d’occidente. Successivamente si incontra un’area incolta delimitata da una recinzione di corda, con erbacee ed arbusti cresciuti fra la sabbia e un’area umida, una laguna attraversata da un ponte in legno che prosegue da una deviazione del percorso lungo mare puntando verso il Crissy Field Center, centro informazioni, di documentazione e formazione della Golden Gate National Park Association. Una targa informa che si tratta di un’area protetta lasciata a rinaturalizzazione spontanea, in cui sono stati piantati gli esemplari pionieri, di specie originarie della baia, dall’ente parco con la collaborazione di numerosissimi volontari.
L’area umida (di 20 acri) è parte del medesimo progetto di riproposizione dell’ambiente e del paesaggio del waterfront precedenti alla bonifica realizzata per l’istallazione della PPIE del 1915. E’ stata progettata in base ad analisi specifiche sugli andamenti delle maree, direttamente collegata da un canale al mare e a deflusso naturale. Non è affatto casuale, ma appare tale: appare come una parte di spiaggia mangiata dalle maree e un ambiente costiero naturale con dune, meandri d’acqua salata, flora e fauna spontanee.
L’area umida termina in un prato completamente libero, delimitato da un percorso che disegna una grande forma ovale e diventa l’unico elemento di misura dello spazio, disarmante per quanto semplice. Alcuni percorsi lo attraversano in diagonale. Rimane ad una quota appena più alta rispetto alla via lungo la linea di costa, ed il bordo a tratti è realizzato in cemento e offre la possibilità di sedersi. E’ l’historical airfield, riproposizione formale del campo dell’aviazione militare, un spazio esteso che permette di vedere senza la frapposizione di nulla il profilo della città - venendo dal Golden Gate Bridge - ed il Golden Gate Bridge - venendo da Marina . La sua dimensione è sufficiente per staccare fra di loro i due emblemi di San Francisco, ma è anche tale da tenerli calamitati: lo skyline e il Golden Gate Bridge sono le pareti di una gigantesca camera senza alcun mobilio d’arredamento. Queste pareti hanno l’aria di essere state calate su un luogo naturale per circoscriverlo e cambiare la destinazione d’uso della porzione di terreno che resta al loro interno, ovvero per darlo alla ricreazione all’aperto degli abitanti di San Francisco. Invece è esattamente il contrario: le pareti sono il substrato storico e la naturalità del luogo è un progetto, un’antropizzazione, una mimesi della natura molto calibrata in grado di innescare poi determinati processi naturali.
Gli elementi architettonici sono limitati: un ponte in legno che attraversa l’area umida, percorsi che si diramano da quello principale lungo costa per dare accesso a tavoli per il pic-nic e gradinate per sedersi nell’area più vicine al Golden Gate Bridge, dune a fianco dell’area e filari di cipressi, qualche pietra a lato delle strade di accesso alla spiaggia, panche monolitiche lungo il litorale, il disegno degli esterni del Centro di Crissy Field. Nel complesso il paesaggio non è segnato, l’architettura è minima, non si legge uno stile, il progetto resta trasparente, non lo si vede se non con la malizia del progettista.

Figura 5 Crissy Field (San Francisco, California, U.S.A), area a rinaturazione spontanea e spiaggia.

Il progetto molto umilmente serve le funzioni che si vuole il luogo svolga. Ma con la realizzazione del progetto Crissy Field assume un elevato valore estetico per la semplicità che gli viene conferita, semplicità elegante, interna al rapporto di proporzione fra le parti in gioco e maturata dalla comprensione del valore, sia ecologico sia paesaggistico, della naturalità data e restaurata in luoghi comunque pensati per la fruizione dell’uomo contemporaneo.
George Hargreaves afferma a presentazione di alcuni progetti del suo studio [1]:
“Through a manipulation and amplification of environmental phenomena such as light, shadow, water, and topography and habitat, we strive to foster an awareness and understanding of the structural components of natural systems by direct interaction.
This direct interaction is in contrast to the insular experience of a replication or restoration of “nature”.
The experience of this “built landscapes” may indeed be more real in their impact on people than landscapes of preservation or re-creation.
In other istances, these landscapes may accentuate past, present and future fusions of culture and environment” [2].
Si tratta di un’affermazione di poetica in cui emerge la consapevolezza del ruolo proprio del progetto – che si impone quale manipolazione ed amplificazione dei fenomeni ambientali – come cultura, come novità e come costruzione a partire dalla “natura”. Questa idea, alla base del fare progettuale degli Hargreaves, viene concretizzata anche a Crissy Field.
Altrove Isotta Cortesi interpreta il metodo progettuale dello studio Hargreaves descrivendolo improntato dal binomio ecologia-arte e finalizzato al raggiungimento di un equilibrio fra sfruttamento e restauro. Scrive: “L’ecologia ambientale con le sue processualità e l’operare artistico sui vasti spazi nordamericani sono congiunti, e questa coesistenza costituisce il carattere distintivo delle opere di Hargreaves […]. Ma non solo, il progetto si impone come elemento di connessione tra la cultura locale e l’ambiente naturale, tra la gente e il luogo, cercando di ristabilire un equilibrio tra due opposti poli: quello di radicale sfruttamento e quello riconducibile ad un atteggiamento di restauro ecologista” [3].
In molteplici occasioni gli Hargreaves Associates affrontano progettualmente il tema della riqualificazione di ambiti di margine fra città e acqua – waterfront, ambiti marittimi o fluviali. E si incontrano visibilmente delle costanti nel modo di pensare la trasformazione dei luoghi: innanzitutto il volano è la bonifica ambientale, che si impone quale necessità ma che è vissuta sempre anche quale “serbatoio” di forme a disposizione per la composizione architettonica; ricorre la forma dell’insenatura e il movimento in sezione basato sulle inondazioni legate alla marea, quali elementi di disegno e quali modi di avvicinamento dell’entroterra all’acqua; ricorrono dune artificiali per una nuova topografia evocativa e la presenza di grandissime aree a prato – il Great Lawn del Lousville Waterfront Master Plan (Louisville, Kentucky), il prato centrale sagomato dai canali inondabili del Candlestick Point Cultural Park (San Francisco, California), l’airfield a Crissy Field, per elencare alcuni esempi - vuote, riempibili di gente in caso di organizzazione di eventi, respiri molto ampi che anticipano la vastità d’acqua.

Figura 6 Crissy Field: planimetria di progetto.
Figura 7 Paesaggi e architetture di Crissy Field: il ponte che attraversa l'area umida, le strade che avvicinano alla spiaggia e le dune, scalinate e radure.

Ma Crissy Field ha una peculiarità. Se in altri progetti l’architettura, prevalentemente del suolo, informa il luogo (con forza barocca nel Guadalupe River Park e nel parque do Tejo e Trancão di Lisbona e al contrario con segni scarni, per una Land-Art, nel Candlestick Point Cultural Park), a Crissy Field l’architettura può dirsi inesistente. C’è di conseguenza meno espressività, non c’è una sola immagine, conferita dal progetto, a rendere il tutto perfettamente coeso. Il che significa che a differenza di quanto avviene per le altre realizzazioni che rimangono impresse per macro-temi - per il movimento topografico, per la marea, per il vento – e per segni artistici enfatici che li traducono sul suolo – archi, rettangoli, linee e poligoni spezzati – Crissy Field, che contiene tutti questi elementi in maniera paritetica e libera da formalismi, rimane in mente essenzialmente per essere la spiaggia del Golden Gate Bridge. L’immagine del luogo resta quella precedente il progetto, solo restituita al pubblico con una bellezza maggiore e arricchita del gusto della sua vivibilità.


* Dottore di Ricerca in Progettazione Paesistica / Università degli Studi di Firenze

 

Riferimenti bibliografici
Cortesi Isotta, Il parco pubblico. Paesaggi 1985-2000, Federico Motta, Milano 2000.
George Hargreaves. Crissy Field, “Lotus Navigator”, 2, I nuovi paesaggi, Electa, Milano 2001, pagg. 110-111.
Golden Gate National Parks Association, “Crissy Field. A place trasformed”, Grand Opening Week, april 30, may 6, 2001, San Francisco (California, U.S.A.).
Golden Gate National Parks Association, “Crissy Field. A Unique Urban National Park site on the Presidio Shoreline”, San Francisco (California, U.S.A.) 2001.
Hargreaves George, Furrows. The Shapes of recycled landscape, in “Quaderns”, 217, Land Arch, Barcelona 1997, pagg. 162-169.
National Park Service and The Golden Gate National Parks Association, “Nature, History and Recreation: Fulfilling the Promise of Crissy Field”, San Francisco (California, U.S.A.) june 1996.
National Recreational Area California, National Park Service U.S. Department of the Interior, “Golden Gate”.
Renewing Crissy Field. News about the Crissy Field Restoration and Public Campaign, n. 3, National Park Service and The Golden Gate National Parks association, San Francisco (California, U.S.A.) Spring 2000.
Renewing Crissy Field. News about the Crissy Field Restoration and Public Campaign, n. 4, National Park Service and The Golden Gate National Parks association, San Francisco (California, U.S.A.) winter 2000-2001.
Thomson J. William, Field of Vision, “Landscape Architecture”, 36, July 1997.

www.hargreaves.com
www.crissyfield.org


Riferimenti iconografici

Figure 1, 3-5, 7: fotografie di Enrica Dall’Ara
Figura 2: dalla brochure “Golden Gate” della Golden Gate National Parks Association e del National Park Service
Figura 7: in www.crissyfield.org

 

Note
[1] George Hargreaves presenta il Lousville Waterfront Master Plan (Louisville, Kentucky), il Candlestick Point Cultural Park (San Francisco, California), il Guadaupe River Park e il Guadalupe Gardens (San Jose, California), il Parque de Tejo e Trancio (Lisbon, Portugal) in George Hargreaves, Furrows. The Shapes of recycled landscape, in “Quaderns”, n. 217, Land Arch, Barcelona 1997, pagg. 162-169.
[2] George Hargreaves, Ibidem, pag. 162.
[3] Isotta Cortesi, Il parco pubblico. Paesaggi 1985-2000, Federico Motta, Milano 2000, pag. 253.



Testo acquisito dalla redazione nell'agosto 2004.


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